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La Radura

LICHTUNG – RADURA BOSCHIVA

L’immagine che mi è sembrata più adatta a rappresentare il “luogo” in cui si possono creare le condizioni ideali per una “cura” personalizzata, olistica e psico-somatica, è stata quella heideggeriana della Lichtung o radura boschiva (vedi soprattutto: Sein und Zeit, 1927, trad. it. 1953, Essere e tempo.  Milano: Longanesi.  Holzwege, trad. it. 1977, Sentieri interrotti. Firenze: La Nuova Italia).

Nella radura boschiva infatti il senso è contenuto nella mezza luce/penombra; certo la fitta oscurità della foresta e la accecante luce dello spazio aperto al centro, in rapporto gestaltico figura/sfondo, contribuiscono appieno alla formazione di quei chiaroscuri, sono i presupposti essenziali del loro esser-ci, ma la fruizione del senso è possibile solo dove il tenue raggio di luce, filtrato attraverso le tenebre del bosco, dipinge figure sfumate, disegna contorni sfuggenti, ritaglia spazi d’ombra. In questo paesaggio inenarrabile accade il mistero e ne resta incluso, quasi incredibile icona forgiata dalla natura. Come la Lichtung  si distingue dal bosco ma da esso trae la sua stessa vita, così le potenzialità personali si differenziano dal patrimonio istintuale collettivo, ma in esso affondano profondamente le proprie radici;  luce ed ombra si intrecciano in un giuoco incessante di sfumature, coscienza ed inconscio dialogano in rapporto compensatorio. Ed appare anche chiaro che chi ha scelto di porsi in ottica Junghiana non si comporterà certo come quei feroci disboscatori della foresta amazzonica, che con la loro “úbris” feriscono l’anima del mondo, aprendo immense, desolate radure, ma piuttosto si introdurrà, furtivo ma rispettoso, quasi ingenuo naturalista alla ricerca di rare farfalle, in quegli improvvisi spazzi che la foresta vuole aprire nel proprio seno, e si accamperà in quella mezza luce/penombra in attesa che un raggio di luce filtri e in quell’istante ri-veli. Come in una qualsiasi forma d’arte o disciplina sportiva, dopo una fase di intenso studio e assimilazione della tecniche è necessario poi abbandonarle se ci si vuole esprimere efficacemente, con naturalezza e scioltezza, così il paziente ed il suo compagno di viaggio (il terapeuta) , abitanti della Lichtung, “segnano il passo” lungo l’ombrosa linea di confine, consapevolmente dimentichi di se stessi, nella speranza di ottenere quella trasparenza cristallina necessaria a farli congiuntamente brillare, se investiti dal tenue raggio di luce furtivamente captato (“Sinn”, il senso), guizzo accecante di chiarore aurorale (l’insight) che istantaneamente anima le forme/non forme dell’oscurità boschiva, delineando nuovi profili (il processo di individuazione).